Sempre creativi, parte 1

Fare l’arte, in qualsiasi campo, è un processo creativo. Lo sapiamo tutti. Certamente non deve venire un Vladimir Jagodic a dirvelo. Comporre, scrivere una canzone, fare musica qualsiasi essa sia è arte e quindi di conseguenza un processo altamente creativo. Registrare o amplificare la musica, trasmetterla agli altri, riguarda più tosto un aspetto tecnico e meno artistico della faccenda. Ci sono delle regole e azioni tecniche da seguire e applicare. Ma nonostante ciò bisogna sempre cercare di essere creativi anche nella parte che riguarda la tecnica. Occorre cercare sempre le nuove soluzioni e le innovazioni oppure come a volte capita ricorrere alla famosa arte, molto discutibile e spesso derisa ma pur sempre una forma d’arte – L ‘arte di arrangiarsi. Certamente a tutti noi fonici piace trovare le situazioni ideali, i moderni impianti line array appesi , puntati e allineati a perfezione, attrezzature di ultimo grido ed in perfetto stato, cablaggi in ottimo stato di manutenzione, bei microfoni ecc ecc. Tuttavia non è sempre cosi oppure delle volte è cosi ma qualche pezzo manca o abbiamo esaurito le risorse, finito i cavi ad esempio (si, può succedere anche se il service arriva con un mega baule stra pieno di cavi XLR) . Ti viene a mancare quel jack jack lungo 10m perché l’ampli della chitarra lo vuoi mettere dietro la porta nella stanza accanto. Oppure per X motivi non c’è lo spazio dove posizionare bene le casse, e potresti appenderle ma se soltanto ci fosse un grillo a norma in più. Si, bisogna sempre restare o osservare le norme di sicurezza. Va bene arrangiarsi ma non puoi appendere una cassa da 20 kg o fermare in alto una americana con le fascette di plastica! Si, abbiamo visto anche questo. Sempre, e ripeto sempre seguire le norme di sicurezza.


Cosi, quando ti finiscono le aste microfoniche ma tu disperatamente vorresti aggiungere qualche microfono in più, cosa fai ? Certamente puoi chiamare qualche amico che abita vicino (è sorprendente cosa si può ottenere con due o tre telefonate!) Ad esempio, nonostante stessi facendo un concerto in una città a 500km da quella dove abiti, e il chitarrista si è scordato del suo pedale preferito, con qualche telefonata probabilmente si può risolvere.  A patto che non sia domenica, in Agosto e siete a 30min dallo show. A quel punto invece occorre girarsi intorno e cercare le soluzioni a portata di mano. Ed è allora che mai come prima vale il detto : “Non conta ciò che hai ma come usi quello che hai”. Devi arrangiarti e trovare soluzioni “punk per le situazioni estreme”.
Un leggio per gli spartiti può diventare una asta microfonica e una bottiglia d’acqua un fantastico sostegno per il microfono del rullante sotto. E quasi dimeticavo, ortare sempre con se un rotolo extra di nastro isolante, di gaffa e qualche fascetta da elettricista di varie misure. Non si sa mai. I membri del gruppo FB “Tutto a norma” si divertiranno con le foto, ci rideremo sopra tutti quanti , qualcuno forse le deriderà. Ma quella sera comunque avrai fatto un rulante come volevi e immaganavi, e non ti è mancato nemmeno il charlston

hh mic

Gaia di Jerram e Ginevra Di Marco

Gaia era, nella mitologia greca, la personificazione della Terra. Cosi si chiama anche l’ installazione di Luke Jerram, l’artista britannico noto per le sue grandi installazioni e progetti artistici dal vivo. La sua Gaia è una riproduzione fedele del pianeta Terra, vista dalla Luna. Ha un diametro di sette metri, è stata creata combinando immagini ad alta definizione fornite dalla Nasa ed era esposta all’ ex Mattatoio Testaccio di Roma dove ha “servito da cornice” per eventi e concerti. Così grande e bella è difficile dire che Gaia fosse soltanto una parte della scenografia della serata. Era una protagonista.

Ginevra Di Marco e Gaia
Gaia e Ginevra

Uno dei concerti della rassegna all’ Ex Mattatoio era anche quello di Ginevra Di Marco, accompagnata in questa occasione da Francesco Magnelli e da Stefano Saletti. La scaletta del concerto includeva Montesole, la canzone dei PGR, una delle mie preferite del loro repertorio e che ad ogni esecuzione riesce a toccarmi in modo particolare. Una combinazione di musica e testo semplicemente pazzesca. Non so in che altro modo descrivere questa canzone. Va ascoltata e basta. Francesco Magnelli durante i concerti racconta un divertente aneddoto legato a questa canzone e a Margherita Hack, una storiella successa durante il tour che hanno fatto insieme. No, Io non vi racconterò questa storia ora. Vi invito invece a vedere un loro concerto per scoprirla. Quello che vi posso proporre è l’esecuzione di Montesole sotto Gaia della serata di Roma, ripresa con il telefonino da alcuni spettatori : riprese e scatti che poi ho cercato di montare insieme in un unico video sperando di potervi trasmettere almeno una parte delle emozioni di quella serata

Si ricomincia

Dopo 4 mesi esatti si ricomincia timidamente qua e là a suonare e fare dei concerti, con tutte le cautele del caso e seguendo le regole imposte. Era strano e faceva l’effetto vedere soltanto 50 persone davanti al palco e in tutta la piazza 200 in uno spazio dove anno scorso si registravano mille presenze. Però al momento non si può fare altro. Peccato che invece per alcune manifestazioni, spesso anche non autorizzate o spontanee queste stesse regole a quanto pare non valgono.

Vista dal mixer FOH
Vista dal mixer FOH

In questo video un brano del concerto del trio “I Citofoni” , formazione toscana molto interessante, che propone il repertorio dei classici swing-jazz.


American Skin

4 pistole

41 colpi sparati

19 colpi letali

1 sola vittima

Si chiamava Ahmed Amadou Diallo e aveva 22 anni. Faceva il venditore ambulante nel Bronx, non aveva nessun precedente penale e non fu mai arrestato. Un suo coinquilino ha dichiarato che Ahmed ogni tanto usciva la sera per prendere qualche bottiglia di succo o qualcosa da mangiare. Cosi fece anche quella tragica notte del febbraio 1999. I quattro poliziotti in borghese invece, in perlustrazione nella zona, erano alla ricerca di uno stupratore. Incontrano Ahmud proprio nelle vicinanze di casa sua verso le 23:30 e dopo un po’ iniziarono a sparare. Due di loro scaricarono completamente i caricatori da 16 proiettili delle loro 9mm. In totale furono sparati 41 colpi di cui 19 hanno raggiunto Diallo. Ahmed era disarmato e nelle dichiarazioni ufficiali i poliziotti affermarono di aver scambiato il suo portafoglio per un’arma. Esattamente un anno più tardi nel febbraio del 2000 i quattro agenti delle Pattuglie Anti Crimine create dal sindaco Giuliani, furono assolti da ogni accusa.

La canzone “American skin (41 shots)” di Bruce Sprignsteen, anche se inizialmente non era stato ufficialmente dichiarato, si riferisce a questi fatti. É stata scritta nel 2000 e fu eseguita per la prima volta in un concerto ad Atlanta il 4 giugno 2000. Una versione dal vivo fu pubblicata sull’album Live in New York City, ma per una versione in studio bisogna aspettare High Hopes, perché come Il Boss ha scritto nelle note di copertina pensava che la canzone fosse tra le migliori che avesse mai scritto e che meritasse una corretta registrazione in studio.

La canzone “American skin” ha suscitato enorme copertura mediatica durante il tour del 2000 ma ancor di più durante suoi 10 concerti al Madison Square Garden. Springsteen l’ha suonata tutte le sere e questo ha provocato proteste da parte del Dipartimento di Polizia di New York City e della Police Benevolent Association vedendola come un attacco al NYPD. Il concerto di Boss fu persino boicottato dalle forze di polizia che si rifiutarono di prestare il servizio di sicurezza per l’evento.

La versione dal vivo di questa canzone ( live in Tampa ) dura 8 minuti e 39 secondi quasi quanto la stretta del ginocchio dell’ agente sul collo di George Floyd. É una canzone struggente contro la violenza che probabilmente meritava almeno una trasmissione radiofonica più frequente. Sono passati oltre 20 anni da quel momento ma non è cambiato nulla. Anzi.

“41 Spari

e prenderemo quella strada
lungo questo dannato fiume
verso l’altra sponda

41 Spari

Apriamo un varco nella notte
Inginocchiati sul suo corpo nel vestibolo
pregando per la sua vita

E’ una pistola? E’ un coltello?
E’ un portafoglio? Questa è la tua vita
Non c’è alcun segreto
Nessun segreto amico mio
Potresti essere ucciso solo perché vivi nei tuoi panni americani
41 Spari

Lena prepara il figlio per la scuola
Dice “Per strada, Charles
devi capire le regole
se un poliziotto ti ferma
promettimi che sarai sempre educato
e che non fuggirai mai
Promettimi che terrai sempre le mani bene in vista”

41 Spari

e prenderemo quella strada
lungo questo dannato fiume
verso l’altra sponda

41 Spari

Ho gli stivali ricoperti dal fango
Battezzati in queste acque (siamo battezzati in queste acque)
e nel sangue reciproco”

Bruce Springsteen

NEAP in Sardegna

La carovana composta da Gianni Maroccolo al basso, Antonio Aiazzi alle tastiere, Simone Filippi alla batteria, Beppe Brotto al esraj, sitar, chitarra, e Andrea Chimenti al piano e voce, è approdata alla fine del suo percorso in Sardegna. Il 14 luglio 2018 ha tenuto il suo ultimo concerto del tour nel splendido paesaggio del Capo Mannu nel comune di San Vero Milis. Alla carovana si è aggiunta in alcuni brani anche Claudia Vincenzi alla tampura

 

Applausi… Come sempre

Il format ideato da Francesco Magnelli è sempre lo stesso. Ginevra di Marco conduce il concerto mentre gli ospiti interagiscono con lei e tra di loro. In una lunga scaletta si susseguono le canzoni di tutti presenti sul palco.
Nella data del 25 novembre a Castelfiorentino erano presenti Ginevra Di Marco con la band composta da Francesco Magnelli, Andrea Salvadori e Luca Ragazzo e come ospiti : Nada Malanima, Peppe Servillo, Andrea Appino, Giorgio Canali, Gianni Maroccolo e Massimo Zamboni

 

LA SCALETTA:

CANZONE ARRABBIATA
COSA SONO LE NUVOLE
AMANDOTI
FIGLIO DI PUTTANA
ANDATE TUTTI AFFANCULO
DEL MONDO
OCCIDENTE
LUNA IN PIENA
MAREMMA AMARA
ALFONSINA Y EL MAR
SULLA TERRA
ABBASSANDO
STORIA D’AMORE
ANNARELLA
VIVA
DEPRESSIONE CASPICA
FORMA E SOSTANZA
SENZA UN PERCHE’
AMORE DISPERATO
MALARAZZA

BIS

GIORGIO CHIT PIU’ VOX
MASSIMO LA REALTA’ NON ESISTE
APPINO CHIT PIU’ VOX
SERVILLO SENTIMENTO
NADA MA CHE FREDDO FA
TUTTI FUOCHI NELLA NOTTE

 

Ogni musicista durante il concerto liberamente interagisce con ciò che sta succedendo: c’è chi suona, chi armonizza con la voce, chi improvvisa, chi semplicemente sorride o si concentra nell’ascolto dell’altro.
Uno spettacolo unico, ogni volta diverso che però finisce sempre allo stesso modo: un lungo applauso finale.

 

Castelfiorentino

Castelfiorentino

 

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Stazioni Lunari from Vladimir Jagodic on Vimeo.

Stazioni Lunari a Siena

L’otto marzo al Teatro dei Rinnovarti a Siena,  il cast tutto al femminile ,quattro grandi voci della musica italiana e tutto esaurito per il concerto di Stazioni Lunari. Ormai quasi abituati alla sempre solita scena quando si tratta del progetto di Francesco Magnelli e delle sue Stazioni Lunari , così anche ieri sera abbiamo assistito ad un bellissimo concerto con la  la standing ovation finale del pubblico. In questa occasione quattro voci femminili : le vecchie conoscenze delle Stazioni , Cristina Donà e Paola Turci, una new entry sorprendente Sara Loreni con la sua loop station, e “la padrona di casa” Ginevra Di Marco. Insieme a Francesco Magnelli alle tastiere abbiamo ascoltato Marzio Testa alla batteria e insostituibile Andrea Salvadori alle chitarre, mandolino e tzouras. Spettacolo l’unico nel suo genere che si rimuova ogni volta con i nuovi ospiti , ma che finisce sempre in solito modo: tutti in piedi ad applaudire e cantare. Il concerto al Teatro dei Rinnovati è finito con il “Todo Cambia” di Ginevra Di Marco e la sua interpretazione della celebre canzone di Mercedes Sosa che a breve uscirà anche su un disco finanziato con il crowd funding.

 

Le voci delle Stazioni Lunari di Siena 8 marzo 2017

Le voci delle Stazioni Lunari di Siena 8 marzo 2017

 

La scaletta del concerto :

  1. Canzone arrabbiata
  2. Goccia
  3. In fondo al mare
  4. Per non fare rumore
  5. Lontano da qui
  6. Mani giunte
  7. El cosechiero
  8. Ho sempre me
  9. Annarella
  10. Ancora qui
  11. Amandoti
  12. Privilege
  13. Bambini
  14. La lega
  15. Malarazza
  16. BIS 4 canzoni

 

Il tripplo vinile da gustare

Il tripplo vinile live da gustare amare ed ascoltare, registrato live durante il mini tour del 2016 “Nulla è andato perso”. Assolutamente da sentire.

Il tripplo live NèAP

Il tripplo live NèAP

  • Gianni Maroccolo  basso, keyboard nord
  • Simone Fillippi  batteria, voce
  • Antonio Aiazzi  tastiere, fisarmonica
  • Beppe Brotto chittara, esraj , sitar, mandolino
  • Andrea Chimenti voce , pianoforte , chittara acustica
  • e tanti ospiti

Nèap su triplo vinile

Le prove da Simone Fillipi

Le prove da Simone Fillipi

Se mi ricordo bene eravamo a fare la data di Modena dei Post-CSI quando per la prima volta Gianni mi ha raccontato della sua idea della carovana musicale chiedendomi se mi piacesse partecipare come fonico. La realizzazione di quell’idea non è stata portata fino in fondo ma è da lì che sono poi nati i concerti dai quali sta per uscire il triplo vinile live “Nulla è andatp perso”. Devo ammettere che all’epoca non ero un profondo conoscitore di tutta la carriera musicale di Gianni Maroccolo. Ovviamente mi sono informato e mi sono messo ad ascoltare tutto quello che lui ha realizzato. La mia ammirazione cresceva brano dopo brano. Ma fu alle prove musicali da Simone Fillippi che rimasi decisamente colpito dal suo modo di lavorare e soprattutto dalla sua visione della musica. Ascoltavamo le registrazioni e mentre i musicisti parlavano di vari arrangiamenti io osservavo Gianni che gesticolando, mimando e danzando, quasi, descriveva la sua idea di come dovessero suonare e muoversi all’interno dei brani. Era esattamente quello che io percepivo mentre muovevo i fader del mixer, coincideva perfettamente con le mie sensazioni. Quello fu il momento in cui definitivamente capii che ero stato invitato a partecipare ad un progetto non soltanto di uno straordinario bassista che ha scritto la storia della musica rock italiana, ma di un produttore a tutti gli effetti che come un direttore d’orchestra vede, sente tutto e conduce la band. Ogni concerto che poi abbiamo fatto successivamente durante questo mini tour e che si è svolto in circa otto messi e una ventina di date partendo dal Teatro di Scandicci il 6 febbraio 2016. è stato la prova di questa mia convinzione.

Ed ecco ora che fra qualche giorno uscirà il triplo vinile del tour che ovviamente non vedo l’ora di ascoltare. Una specie di bootleg live. Già il fatto che è stato realizzato per me rappresenta una sorpresa e un miracolo. Un miracolo considerando modesti mezzi che avevamo a disposizione per la realizzazione di questi concerti. La sorpresa invece perché non sono del tutto convinto che quando abbiamo fatto il primo concerto sapevamo che uscirà una qualche pubblicazione discografica. Tanto meno un vinile. E non uno ma triplo !!! Ed è bello così, spontaneo e come viene viene, nessuna registrazione in studio, nessun overdub, nessuna modifica, ma solo un re-mix. In una epoca moderna e tutta digitale, super precisa e quasi perfetta, sempre iper prodotta con la cura maniacale dei minimi dettagli, vedere un triplo vinile live è direi una novità. Un ricordo fatto in questo modo è come uno scatto fatto con una macchina reflex tradizionale, una fotografia di un momento musicale, per citare stesso Gianni: “desideravo che questo disco fotografasse senza alcun artificio un’esperienza vera vissuta e condivisa in un momento temporale preciso”.

“Nulla è andato perso” esce il 4 marzo , per info : contempo@contemporecords.it

PS: Ci tengo molto a ringraziare Claudio Benelli e l’Omikron per la gentile concessione del microfono Shure 55 che, una volta usato nella prima data, ci ha seguto quasi sempre ed è diventato, al meno per me, un simbolo del tour. Si vede su tutte le foto e sopra tutto nei primi pianni di Marok come in questa foto di Marco Olivotto

Marok e Shure 55

Marok e Shure 55

Andrea Chimenti In Bowie

andrea in bowie

andrea in bowie

Penso che nessuno tra di noi presenti a quella sera al teatro Metastasio avvesse potuto immaginare che a meno di un mese di distanza David Bowie ci avrebbe lasciato. Era il 22 dicembre e Mario Setti con la sua agenzia Nuovi Eventi Musicali  aveva organizzato una serata “mista”. Nella prima parte si è esibita l’Orchestra I Nostri Tempi con un repertorio di musica classica, è una formula interessante che Nuovi Eventi Musicali ha già proposto in diverse occasioni, nella seconda parte del concerto invece si sono aggiunti Andrea Chimenti e la sua band regalandoci un omaggio al Duca Bianco. In precedenza, nel ruolo di fonico avevo già incontrato Andrea in queste vesti. Alcuni mesi prima abbiamo fatto un concerto al museo 900 di Firenze. Si trattava di un concerto in versione acustica senza l’orchestra al completo e senza la batteria e il basso elettrico. Da allora ho visto e ho avuto la fortuna di lavorare come fonico ad alcune date di Andrea Chimenti dedicate al Duca Bianco ( come allo  Smiting Festival vedi Where are we now?  o Space Odity )  ed a prescindere dalle versioni rimango sempre impressionato dalla capacita di Andrea e del suo modo di interpretare la musica di David Bowie senza mai cadere nella banalità delle semplici cover. La voce potente, precisa, sempre intonata, sia quando a malapena sussurra le parole sia quando spinge, fantastica tecnica della gestione del microfono. Trasmette sempre emozione e mi fa pensare che potrebbe cantare qualsiasi cosa in modo asolutamante perfetto. Indubbiamente una delle migliori voci maschili sulla scena italiana.

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